Lampada Berger Opaline-bleue, 1978
Ciondolo in oro, capelli, perle e vetro opalino, Inghilterra, 1775-1800

Per vetro opalino (o opaline o vetro lattimo) si intende un vetro lattiginoso, che può essere bianco o colorato, reso traslucido o opaco con l'aggiunta nell'impasto, durante la produzione, di particolari sostanze chimiche (fosfati o ossidi). Può anche avere i riflessi dell'iride.

Storia

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I primi oggetti in vetro opalino furono realizzati a Murano nel XVI secolo, con l'aggiunta di fosfato di calcio, derivante dalla calcinazione delle ossa. La tecnica non rimase segreta e fu copiata in Germania, dove questo vetro era noto come bein glass, cioè "vetro d'ossa".

Il vetro opalino fu prodotto in grande quantità in Francia nell'Ottocento e raggiunse l'apice della diffusione e popolarità durante l'impero di Napoleone III. I pezzi fabbricati nel periodo di Napoleone I, che sono traslucidi, sono i più ricercati dal mercato antiquario.[1] I centri di produzione erano a Le Creusot, a Baccarat, a Saint-Louis-lès-Bitche. In Inghilterra se ne produsse nel Settecento, a Bristol. Dalla metà dell'Ottocento vennero di moda gli oggetti in vetro opalino opaco. Alla Manifattura di porcellane di Sèvres si sperimentò una linea produzione in vetro lattimo bianco, decorato a mano, che tentava di imitare la trasparenza della porcellana cinese.

Con questo particolare vetro furono realizzati artigianalmente oggetti di uso comune: vasi, ciotole, tazze, coppe, caraffe, bottiglie per profumo, scatole, lumi. Alcuni oggetti furono anche decorati a smalto, a freddo, con fiori, con paesaggi, con uccelli. A volte al vaso opalino si aggiungeva un supporto in bronzo o in argento.

La fabbrica francese Portieux Vallerysthal ha immesso nel mercato oggetti di vetro opalino in un particolare colore blu-azzurro. Alcuni pezzi hanno decori in oro zecchino o in smalti policromi e a volte sono dotati di supporti o cerniere di bronzo dorato (servizi di piatti, oliere, servizi di bicchieri e di tazze, scatole, lumi, flaconi, lampadari). Il colore blu-azzurro del vetro si ispira a quello dell'uovo di pettirosso americano.

Il vetro opalino è stato utilizzato anche per alcune lampade prodotte da FontanaArte.

Produzione e caratteristiche

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Per realizzare il vetro opalino vengono aggiunte sostanze opacizzanti, come il fosfato di sodio, il cloruro di sodio, il fosfato di calcio, il cloruro di calcio, l'ossido di stagno e l'ossido di talco. Il vetro può assumere in tal modo diverse colorazioni e presentare sfumature di colore variabili, a seconda della quantità della sostanza aggiunta: bianco, grigio, rosa, verde lavanda, giallo oro, azzurro, blu e nero.

Note

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  1. ^ Aprà, p. 329.

Bibliografia

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  • Giulio Lorenzetti, fiaschetta veneziana di vetro lattimo dei primi del sec. XVI, in Dedalo : rassegna d'arte / diretta da Ugo Ojetti, Milano, Bestetti e Tumminelli, pp. 248-249, SBN TO00182642.
  • (FR) Yolande Amic, L'opaline française au XIX siècle, Paris, Librairie Gründ, 1952, SBN BVE0277626.
  • Nietta Aprà, Dizionario enciclopedico dell'antiquariato, Milano, Mursia, 1969, SBN NAP0338753. Presentazione, revisione e integrazione a cura di Guido Gregorietti.

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Collegamenti esterni

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